venerdì 20 novembre 2009

Sfida creativa 1 - Risultati a.

Benvenuti! Oggi inizieremo a presentare i brani che ci sono stati spediti per partecipare all'esercizio che avevamo proposto qui.
Quello che ci interessa è fornire a chi ha partecipato dei commenti COSTRUTTIVI sul loro lavoro. Vi preghiamo di essere terribilmente onesti ma cortesi. Se una cosa non vi piace, ditelo. Se siete perplessi dall'uso della punteggiatura, la struttura è scarsa, non c'è suspence, ditelo. Qualunque cosa non vi convinca, ditelo per favore: solo così questo tipo di esercizio si rivelerà utile. Se ogni volta scriviamo solo "oh, che bello!", l'autore non ne trarrà alcun giovamento. Solo, scrivete le vostre opinioni con gentilezza e cortesia. I commenti che non corrisponderanno a questa richiesta VERRANNO CANCELLATI.
Ovviamente, se vi piace tutto, beh, dite anche questo! I complimenti fanno sempre piacere!

Il brano sotto riportato è di esclusiva proprietà dell'autore, con cui ci siamo accordati via e-mail sulle modalità di pubblicazione. Lo staff non ha eseguito ALCUNA MODIFICA sul brano, tranne, eventualmente, la correzione di errori di battitura. Sarà possibile commentare questo brano per 15 giorni, poi riveleremo l'identità dell'autore a cui chiediamo di rimanere anonimo nel rispondere ai commenti, firmandosi con un differente nick in questo primo periodo. Questo viene fatto per non influenzare in alcun modo il giudizio del pubblico quindi se per caso riconoscete l'autore dallo stile, non rivelatelo nei commenti, grazie.

E ora... buona lettura!


Svolgimento

Confine ungherese, 1866

Dopo un viaggio di un paio di settimane Ferdinand e Giulia erano giunti in una località termale al confine con l’Ungheria. La zona in cui sorgeva lo stabilimento termale era montuosa e il paesaggio era abbastanza aspro, ma c’era anche molto verde che rendeva vario e diseguale il territorio circostante.
“Ricordati che noi ufficialmente siamo qui per motivi di salute, perché io non sono stato bene e, quindi, tu da brava moglie premurosa mi hai accompagnato a fare un ciclo di cure termali.”
“Il problema è che tu non hai affatto l’aria di una persona malata, anzi…”
“Potrei sempre dire che mi sono ristabilito per merito delle terme oppure grazie al fatto che ci siamo appena sposati e che tu sei una moglie devota e attenta alla mia salute…”
Un mese prima, infatti, Giulia aveva finalmente ottenuto il divorzio da Theodore e si era sposata a Londra con Ferdinand.
Il fatto è che, aveva pensato Ferdinand, Giulia non aveva proprio l’aria della moglie devota e rispettosa, al contrario, era una donna che faceva sempre di testa propria e che soprattutto cercava di pensare sempre con la propria testa.
“Preferisco sbagliare da sola che sbagliare per conto terzi.” Aveva detto più d’una volta a Ferdinand.
“Ho passato il confine qui vicino, quando sono fuggito dall’Ungheria nel 1849… non è lontano… ci possiamo arrivare anche a piedi… così, intanto ci facciamo anche un’idea di quanto sia controllato attualmente il confine… mi sembra impossibile, ma da quei giorni del 1849 ormai sono passati quasi vent’anni…”
Giulia aveva immaginato un Ferdinand di appena ventiquattro anni probabilmente più incerto e fragile della persona che lei aveva conosciuto nel 1859, sul fronte della seconda guerra d’indipendenza, costretto a scappare dalla propria patria, per evitare di essere arrestato.
Mentre camminavano per un sentiero di campagna, fingendo di essere due turisti, Giulia e Ferdinand erano stati colti da un temporale. In breve tempo il cielo si era fatto scuro e avevano iniziato a cadere pesanti gocce di pioggia che li avevano colti di sorpresa e minacciavano di inzuppargli in breve tempo tutti i vestiti.
“Accidenti, quanto piove, se ci bagniamo tutti, va a finire che ci ammaliamo davvero!” Aveva esclamato Giulia.
“Vent’anni fa qui vicino c’era una fattoria abbandonata e credo di ricordarmi dov’era, perché ci ho passato un paio di notti, in attesa che gli austriaci smettessero di cercarmi…”
“Se era abbandonata vent’anni fa, chissà in quali condizioni sarà ora…”
“Entriamo, aspettiamo che spiove e torniamo in albergo… non ti chiedo mica di passare lì dentro una notte intera come fui costretto a fare io allora…”
“E va bene… sempre meglio che bagnarsi tutti…”
Ad una svolta della strada, Ferdinand aveva preso per mano Giulia e le aveva detto: “Era questa la fattoria, vedi che non mi ricordavo male…”
“Sì, ma non sembra abbandonata… E se arriva qualcuno e se la prende per la nostra intrusione?”
“Non temere, Giulia, abbiamo davvero l’aria di due turisti bagnati e un po’ sperduti, nessuno potrebbe immaginare qual è il vero motivo per cui siamo qui…”
“Qualcuno ha acceso di recente il camino…”
“Forse è usata come magazzino da qualche contadino della zona.”
Ferdinand aveva smosso le braci che erano ancora rosse sotto la cenere. Il camino aveva le pareti annerite dall’uso e l’insieme della stanza era sembrato a Giulia poco pulito, tanto che dentro di sé si era augurata che il temporale finisse presto, per poter tornare nella sua fresca e pulita camera d’albergo.
“Provo a buttarci sopra delle frasche per vedere se il fuoco riprende, così possiamo mettere i vestiti ad asciugare.”
“Mi vorresti far spogliare?”
“L’idea non mi dispiacerebbe affatto! Ma almeno, se non vuoi spogliarti del tutto, togliti camicia e gonna…”
“Tu mi pare che hai già fatto la tua parte!” Aveva esclamato Giulia, quando Ferdinand si era tolto rapidamente giacca, camicia e pantaloni.
“E se qualcuno ci ha seguiti e ci trovano così?!” Aveva aggiunto Giulia.
“Per organizzare una rivolta, Giulia, bisogna essere prudenti, ma non bisogna tremare ad ogni foglia che si muove, e poi ho sempre questa con me…” L’aveva rassicurata Ferdinand, estraendo una pistola da una tasca interna della giacca.
“Io l’ho sempre pensato che tu sei più un militare che un giornalista!” Aveva osservato Giulia.
“L’ho portata con me per prudenza, ma spero di non doverla usare.” Le aveva risposto Ferdinand, appoggiando la propria pistola sulla mensola del camino.
In quel momento Ferdinand si era accorto che Giulia aveva sbarrato gli occhi.
“C’è qualcosa che non va?” Le aveva chiesto Ferdinand.
“C’è un ragno, un ragno gigantesco sui miei vestiti!” Aveva gridato Giulia.
“Gli devo sparare o ti basta che lo mandi via?” Le aveva risposto in tono scherzoso Ferdinand.
“Smettila di prendermi in giro!” L’aveva rimproverato Giulia.
“Non hai avuto paura dei soldati russi durante la rivolta in Polonia del 1863 e hai paura di un ragno?”
“Non mi fa paura, mi fa schifo!” Si era difesa Giulia.
“Ma ci sono io qui per proteggerti… dalle spie austriache e anche dai ragni…” L’aveva rassicurata Ferdinand, passandole un braccio attorno alla vita e chiudendole la bocca con un bacio.
Giulia aveva alzato gli occhi e, guardandolo, aveva pensato che, nonostante la cicatrice della ferita, rimediata nel 1862, combattendo con Garibaldi, Ferdinand era ancora un uomo attraente… peccato che come la maggior parte degli ungheresi che vivevano in esilio in Italia portasse barba e baffi che secondo lei nascondevano in parte i tratti del suo viso, lasciando emergere solo gli occhi scuri e profondi.
“Sì…” Aveva pensato Giulia: “è vero che gli occhi sono lo specchio di quello che è una persona: i tuoi, infatti, esprimono bene il tuo carattere insieme passionale e riflessivo.”
Oltre ad avere due occhi profondi ed espressivi Ferdinand era piuttosto alto e così Giulia doveva sollevare il viso per baciarlo e a volte per scherzo si metteva sulle punte dei piedi per dimostrargli che non era poi tanto più bassa di lui.
Quando l’aveva visto per la prima volta con la divisa da garibaldino, aveva pensato che il rosso gli donava davvero e gli dava anche un’aria più da eroe di guerra che da giornalista che si limita a raccontare le imprese altrui… adesso che indossava, invece, giacca, pantaloni e camicia aveva più l’aria di un “pacifico” giornalista, se non fosse stato per la prontezza, con cui aveva tirato fuori la pistola, nascosta in una tasca interna della giacca che in caso di pericolo non avrebbe esitato ad usare.
La mattina dopo Giulia e Ferdinand erano tornati in albergo con i vestiti spiegazzati e con la consapevolezza di amarsi ancora, nonostante la situazione politica in cui vivevano avesse rischiato in alcuni momenti di allontanarli e rischiasse ancora di esporli a rischi e pericoli imprevisti.

martedì 10 novembre 2009

Scrittura creativa – Parte 1.c: Le basi.

Ve lo dico subito, non sono una sostenitrice delle scalette. Le odiavo alle elementari, le detestavo alle medie, le osteggiavo alle superiori e… beh, e poi non ho più dovuto fare compiti in classe di italiano :-P Comunque, quando scrivo non le uso mai. Detesto essere imbrigliata in ferrei schemi, per di più quando la storia è in divenire, preferisco garantirmi la possibilità di essere elastica e modificare le cose. Inoltre, non è detto che al momento di iniziare il vostro romanzo, abbiate in testa tutta la struttura prima ancora di decidere il titolo.

E’ però anche pessima l’idea di buttarsi a pesce nel descrivere un’azione senza pianificare alcun ché: in questo modo, massimo in cinque capitoli, non vi troverete più niente che torna, specie se la struttura narrativa richiede precise collocazioni temporali.

Ho risolto con un metodo ibrido personalissimo. I punti seguenti non rappresentano un elenco, ma un modus operandi da seguire passo per passo. Se vorrete fare un tentativo, quindi, andate in ordine e applicate i miei suggerimenti al vostro brano in lavorazione.


ORGANIZZARE LE IDEE
  1. abbiate la storia completa in testa. Se non sapete a GRANDISSIME LINEE (mi raccomando!) cosa deve succedere, non azzardatevi a scrivere nemmeno una riga! Facciamo un esempio, applicandolo a… Cenerentola! (ehi, questa la conoscete tutti per forza!). Per “a grandissime linee” intendo dire: c’è una ragazza che viene sottoposta ad angherie da qualcuno. Un giorno di nascosto va ad un ballo dove il principe del paese si innamora di lei. Lei per un motivo scappa prima di rivelare il suo nome. In qualche modo il principe la rintraccia e la sposa. Vi sorprendereste a scoprire che tutte le storie possono sul serio essere raccontate in quattro parole. Se credete che la vostra sia troppo complicata, il motivo è solo che non ce l’avete ancora chiara in testa.
  2. collegate logicamente l’azione. Senza ancora aver scritto una sola riga, ponetevi delle domande di massima per collegare le varie fasi della storia. Per continuare l’esempio di cui sopra, potrei dire che Cenerentola è maltrattata da matrigna e sorellastre, che va al ballo grazie alla magia e che il principe la rintraccia grazie alla scarpetta persa. Sono dei piccoli dettagli, giusto per collegare con causa-effetto le scene. Se manca la logica nello sviluppo della storia (logica relativa al genere che avete scelto, ovvio), allora la trama non sta su. Non fate iniziare ad un personaggio un’epopea di 800 pagine senza sapere il perché. Anche la “crisi esistenziale” va bene, o un “tragico errore”, ma qualcosa ci deve essere.
  3. dettagliate. È il momento, se non riuscite a ricordarvi tutto a mente, di prendere carta e penna. Stiamo ancora in fase embrionale, ergo non scriverete la storia, ma qualche appunto per voi stessi (io di solito continuo “tutto a mente” :-D ). Vediamo di dettagliare un po’ le cose che abbiamo detto finora ponendoci delle domande. Ad esempio: perché Cenerentola sta con una matrigna? Perché il padre si era risposato. E dov’è il padre? Il padre è morto. Come mai? Aveva una brutta malattia. Quando è morto? Un paio di anni prima che si verifichi la nostra storia. E via così, dettagliando meglio i collegamenti.
  4. impostate. A questo punto, dovreste avere tutti i macro-fatti chiari nella vostra testa. Vediamo quindi di prendere carta e penna e buttare giù quella che è la mappa dei fatti. Non è una scaletta, cioè un “prima dico questo e poi quest’altro”, ma solo una lista completa di ciò che accade CRONOLOGICAMENTE, così avrete chiara la vicenda. Attenzione: non scriverete l’ordine secondo cui vanno i capitoli (ad esempio: in un giallo si scopre come si è svolto l’omicidio solo nell’ultimo capitolo [ordine in cui è presentata la storia], ma l’ordine cronologico vuole l’omicidio nei primi capitoli), ma secondo cui si svolgono i fatti. Collegate i fatti con delle frecce, fate dei disegnini, degli schemi, quello che vi pare. Basta che abbiate chiaro che muore il padre di Cenerentola --> lei rimane sola con matrigna e sorellastre.
  5. organizzate. E’ giunto il momento di pensare a come dividere le vicende in capitoli. Non siate troppo fiscali, ci deve essere spazio per il movimento. Diciamo che nel primo capitolo descrivo la vita di Cenerentola, nel secondo la morte del padre e nel terzo la vita con la matrigna. Supponiamo che mi venga poi voglia di aggiungere un aneddoto sui ricordi di Cenerentola su sua madre. Potrei pensare “Cenerentola parla col padre e ricordano insieme la madre”. A questo punto devo avere la libertà di introdurre un capitolo extra fra, magari, il primo e il secondo. Quindi siate flessibili. Dovete solo decidere che avvenimenti mettere dove, non tutti i dettagli. Se nel punto precedente definivate lo svolgimento CRONOLOGICO qui dovete mettere lo svolgimento DEL RACCONTO.
  6. dettagliate ulteriormente. Focalizzatevi su un capitolo per volta e analizzate i problemi. Bene: capitolo 15, Cenerentola deve andare al ballo. Problema: non ha l’abito adatto né un mezzo di locomozione, inoltre vogliamo che faccia la figura della gran signora. Soluzione: dal momento che siamo nel genere fiabesco, l’ottima soluzione è che intervenga la magia. Problema seguente: se per magia le diamo tutto, perché dovrebbe scappare proprio quando balla col principe? Soluzione: aggiungiamo un limite alla magia, cioè che tutto svanisce allo scoccare della mezzanotte. Quindi fatevi uno schema (di solito lo faccio nella testa, ma potete pure usare carta e penna) di ciò che deve succedere in quel capitolo e in che ordine. Insomma, come al punto precedente, ma più in dettaglio e per un solo capitolo. Potremmo ottenere: Cenerentola è disperata perché non sa come andare al ballo --> arriva la fata Madrina --> incantesimo che trasforma Cenerentola e la zucca --> Cenerentola ringrazia la fata e parte con destinazione il ballo.
  7. scrivete! E’ il momento di iniziare a prendere carta e penna (o tastiera). Non state a guardare lo schema, vi basta avere un’idea di fondo dei punti salienti che necessitate di trattare. Ecco, questo è il vantaggio vero di seguire il mio metodo: non avendo una scaletta fissa, ma solo qualche appunto su ciò che deve accadere, potrete dare via libera all’immaginazione e all’improvvisazione senza stravolgere la trama o avere problemi ad incastrarvi col resto. E' questo il momento per descrivere il vestito di Cenerentola, inventarsi la formula magica della fata, gli effetti di luce della sua bacchetta e le facce inebetite dei topolini! Potete aggiungere Cenerentola che balla a suon di musica, che guarda estasiata il vestito, che parla da sola fingendo di trovarsi davanti al principe, tutto! Perché la scaletta non c’è. Vi garantisco che le cose più belle che ho scritto si formavano proprio in questi momenti. Non starò a dirvi per filo e per segno come inventare i dettagli, lo vedremo nei prossimi post molto approfonditamente, ma è fondamentale che vi sentiate liberi di esprimere la vostra creatività. La storia è in mano vostra!
  8. controllate. Quando finalmente passate al capitolo successivo, tornate indietro e verificate se le cose si incastrano bene con quello (quelli) precedente (precedenti).

Una cosa che faccio spesso durante la stesura, è prendermi degli appunti. Ad esempio, in un lampo di genio potrebbe venirmi la formula della fata quando sto ancora scrivendo il capitolo 2. A bordo foglio mi segno “Salagadula, ecc” e così, arrivata al capitolo 15, non starò lì a maledirmi perché, cavolo!, mi sono dimenticata la formula. E’ un ottimo consiglio, credetemi!

Ovviamente i primi 5 punti si applicano una volta sola a tutto il romanzo, mentre la divisione a spanne in capitoli potete farla man mano che procedete. Insomma, se siete al capitolo 2 non vi servirà di certo decidere fin da subito che fare al capitolo 38! Ritardi, cambi di scena, decisione di eliminare intere parti, vi faranno di sicuro uscire dalla pianificazione. Quindi se siete al capitolo 2, sentitivi soddisfatti di aver pianificato fino al capitolo 5! Questo vi permette anche, al compimento del quinto capitolo, di verificare come le pagine precedenti si amalgamino fra loro e di applicare alle parti successive le modifiche nella pianificazione del caso.

lunedì 26 ottobre 2009

Sfida creativa!

Signori, quest’oggi vi vogliamo proporre una piccola sfida! Stavamo discutendo sulla possibilità di presentare estratti e commentarli quando abbiamo iniziato ad affrontare il problema di “quello che viene prima”. Insomma, un estratto in quanto tale non contiene tutte le informazioni necessarie, a meno che l’estratto non sia delle prime pagine del libro. Ci siamo quindi inventate un nuovo tipo di esercizio di scrittura creativa.

Vi daremo una traccia, molto generica. Ci saranno degli elementi prefissati cui dovrete attenervi, ma questi elementi saranno così pochi che potrete adattarli e ambientare la storia nell’ambientazione, nel periodo storico e nel genere di romanzo che preferite. Chiunque voglia partecipare, per favore, lasci un commento attestandone la volontà, non è necessario che abbiate un account google. Avrete poi 20gg di tempo per farci avere il vostro scritto. Non vi chiediamo di scrivere un romanzo, ma giusto di ambientare una scena secondo le linee guida che vi daremo. Oltre al semplice esercizio, che fa sempre bene ;-) , potrete ottenere commenti da noi e dagli altri lettori. Chi vuole partecipare? La traccia per questa prima puntata è la seguente:

TRACCIA

Personaggi: 2, un maschio e una femmina, età a piacere

Situazione: Notte, esterno. Il maschio e la femmina stanno camminando in una zona rurale quando si scatena un forte temporale. Scorgono una casa semi-diroccata nelle vicinanze e decidono di dirigersi per trovare riparo. Riescono ad entrare. La casa sembra abbandonata, anche se è un po’ sinistra, ma fuori il temporale infuria e decidono di rimanere. Descrivete gli eventi che avvengono durante la permanenza dei personaggi all’interno della casa fino al mattino. Potete far accadere QUALUNQUE COSA finché non uscite dalla traccia. Potete anche far apparire altri personaggi, ma i due principali devono rimanere. Ovviamente, dal momento che nulla è stato detto sui personaggi, se non il loro sesso, aggiungete una breve descrizione.

Attendiamo i vostri lavori! La scadenza per ricevere gli estratti è fissata alla mezzanotte di domenica 15 novembre.

giovedì 15 ottobre 2009

IL NARRATORE - Parte seconda

LE FOCALIZZAZIONI
Può succedere che all'interno di uno stesso testo narrativo, il narratore possa adottare diversi punti di vista. In tal caso si parla di diverse focalizzazioni.
Focalizzazione zero: si ha unicamente quando il narratore è esterno e onnisciente. In questo caso penetra nella mente dei personaggi e si trova in posti diversi contemporaneamente. Troviamo questo tipo di focalizzazione per esempio ne "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni che voi tutti ricorderete.

Focalizzazione interna: si ha quando il narratore adotta un punto di vista simile a quello di un personaggio e conosce solo determinate vicende e non tutti i pensieri dei suoi coprotagonisti. Un esempio di questo tipo di focalizzazione possiamo trovarlo ne "Il diario di Anna Frank".

Focalizzazione esterna: si ha quando il narratore adotta un punto di vista esterno e ne sa meno dei personaggi stessi riguardo a una certa vicenda. In genere si adotta quando si vuole creare suspance, per esempio nei romanzi di genere poliziesco.

Ci sono anche rari casi in cui, all'interno dello stesso romanzo, si passa da una focalizzazione esterna a una focalizzazione zero, a seconda che la voce narrante si quella di uno dei personaggi o un narratore di tipo onnisciente. Per esempio nei romanzi di Diana Gabaldon ci sono parti narrate in prima persona, dal punto di vista della protagonista, mentre in altre parti, dove ad agire sono altri personaggi, la narrazione passa in terza persona.
Oppure nella stessa opera è possibile cambiare focalizzazione, passando dal punto di vista di un personaggio a quello di un altro personaggio. Questo accade per esempio ne "La donna alata" di Joanne Harris, dove la narrazione passa continuamente dal punto di vista di Juliette, la protagonista, a quella di Guy LeCorbeau, il suo amante.
Esercizio: Per esercitarsi sui diversi tipi di focalizzazione proporrei a ciascuno di voi di scrivere un brano con focalizzazione zero ed uno con focalizzazione interna. Che ne dite? Proviamo? Potete mandare, come al solito, i vostri componimenti al nostro indirizzo e-mail per le correzioni. Buon lavoro!

venerdì 9 ottobre 2009

Scrittura creativa – Parte 1.b: Le basi.

Seconda parte del nostro vademecum per la scrittura creativa. Sempre parlando dei concetti di base, vedremo oggi qualcosa di più legato all'argomento di cui state parlando, per non incappare in errori grossolani che possono facilmente rendere incomprensibile o ridicolo il vostro scritto.

L’ARGOMENTO

  1. scrivete di cose che sapete. Questo è forse il consiglio migliore che possa darvi. Non imbarcatevi in complesse spiegazioni di cromodinamica quantistica se non sapete nemmeno cos’è la Fisica Classica. Non esponete chili e chili di parole assurde su virus e batteri se avevate 3 in chimica e non dettagliate la cavalcata a dorso di cammello se li avete visti solo in fotografia! Documentatevi, documentatevi e documentatevi. Grazie ad internet la cosa è decisamente più facile di quanto lo era dieci anni fa. E quando vi siete documentati, provate a contattare qualcuno che quelle cose le ha vissute veramente. Ma se potete, limitatevi a descrivere situazioni che conoscete. Immaginate una tormenta di neve: il freddo, l’aria pungente, il nevischio che vi entra negli occhi, nel naso, nella gola, i piedi che affondano nella neve e il rumore caratteristico che fanno. E il silenzio opprimente. Davvero credete che un abitante dell’equatore, pur informandosi su cos’è la neve e come si presenta, sia in grado di rendere una descrizione allo stesso modo? Se non ha mai vissuto il silenzio e il vuoto di una tormenta, non sarà in grado di ricreare quelle emozioni sulla carta. Quindi, per quanto possibile, limitatevi a parlare di cose che conoscete.
  2. prendete appunti. A volte avete un’illuminazione ma siete lontani dal PC. Se non avete una buona memoria o temete che l’intuizione non rimanga abbastanza nella vostra testa fino a tornare a casa e aver tempo per scrivere, beh, portatevi sempre dietro carta e penna e appuntatevi le cose importanti. Meglio due righe scritte in fretta e scarabocchiate alla buona, che perdere l’idea forse per sempre.
  3. cogliete l’attimo. Riprende il discorso del punto 1: se dovete descrivere un piatto di pasta, quale occasione migliore di quando ne avete uno vero, appetitoso e fumante davanti agli occhi? Approfittate di ciò che avviene nella vostra vita per estrarne emozioni per i vostri scritti. Non sempre abbiamo con noi carta e penna o un registratore per fissare le idee, quindi come si fa? Semplice, quando vi accade qualcosa di adatto, trovarvi sotto un acquazzone se dovete descriverne uno, recarvi in vacanza a visitare un castello che fa proprio al caso vostro, ecc…, ripetetevi la narrazione nella vostra testa. Iniziate proprio così, come se steste scrivendo. Moltissimi particolari si fisseranno nella vostra memoria e torneranno utili la prossima volta che vi troverete seduti al PC a fissare lo schermo.
  4. mantenetevi verosimili. Siete di fronte ad un bivio: da un lato un bel corridoio ampio, dall’altro il ponticello sospeso sopra il fiume di lava. Se non ci sono motivi contingenti a spingervi in una direzione piuttosto che nell’altra, dove andate? Ovviamente nel corridoio. Quindi perché pretendere che il nostro personaggio sia talmente cretino da scegliere l’altra opzione? E capita più spesso di quanto voi pensiate. Fate uno sforzo per creare delle situazioni, delle reazioni e delle scelte che siano sensate. Potreste scrivere l’inseguimento nel vulcano più bello mai esistito, ma se il vostro personaggio nel vulcano non ci doveva essere, finirete solo per risultare ridicoli. Quindi, quando succede qualcosa, domandatevi sempre il perché e se il tutto ha senso.
  5. rivedete, rivedete e rivedete. Una stesura non basta, ficcatevelo in testa. Potete avere metodi diversi per scrivere, tutto un capitolo di fila o fermarvi dopo ogni paragrafo ma, per piacere, non pretendete che arrivare all’ultima parola del capito abbia concluso il vostro lavoro. Fosse solo per vedere se avete commesso errori grammaticali, dovreste rileggere e rivedere completamente lo scritto. Se per di più siete un po’ deboli in grammatica o mettete sempre le virgole fuori posto, necessitate di ulteriori riletture. Leggete a voce alta per capire dove mettere la punteggiatura. Ripetete recitando i dialoghi, per vedere se sono verosimili. Soffermatevi sulle descrizioni per verificare che ricreino nella vostra testa le sensazioni che volevate suscitare. Poi, mettete da parte il capitolo in questione. E quando avrete finito un altro capitolo e la sua correzione, tornate indietro a controllare di nuovo, non solo punteggiatura e grammatica, ma anche come i due capitoli si concatenano fra loro.
  6. il lettore NON è nella vostra testa. Fate attenzione che anche qualcuno che non conosce la storia possa capire chi è chi e chi fa cosa. Ricordate: voi avete la vostra storia in testa, ma i lettori non ce l’hanno, quindi possono sapere solo ciò che gli dite voi. Se il vostro protagonista incontra la nostra Francesca per strada, voi non potete dire “Tizio salutò Francesca e le diede la scatola”. Quale scatola? Perché proprio a Francesca? Si fida di lei? Come mai? Si conoscono? E soprattutto, chi diamine è questa Francesca??? Anche in questo caso, consiglio una rilettura dei brani, cercando di non dare niente per scontato.
  7. non tutti parliamo allo stesso modo. Quindi il Duca di York avrà un registro di conversazione nettamente diverso dal monello di strada che ruba le mele al fruttivendolo. Un bambino non usa termini forbiti e difficilmente, nel Medioevo, si sarebbero espressi parlando di forza di Gravità e orologi da polso. Il Duca probabilmente conosceva il latino, ma il fabbro avrà saputo sì e no la sua lingua, senza termini tanto forbiti. Differenziate i vostri personaggi adattando i dialoghi a tutti questi fattori, li renderete più verosimili ed eviterete imbarazzanti errori.
  8. attenetevi al genere. Fantascienza? Tizio può volare perché dotato di dispositivo anti-gravità. Fantasy? Vola perché usa la magia. Realismo? Probabilmente è un’allucinazione. Insomma, cercate di adeguare la storia e i motivi che la muovono al tipo di racconto che state scrivendo. Mi raccomando!

lunedì 5 ottobre 2009

Scrittura creativa – Parte 1.a: Le basi.

Signori, oggi inizia ufficialmente la serie di post relativi alla scrittura creativa. Come al solito, non siamo onniscienti, non abbiamo tutte le risposte, ma cercheremo di darvi qualche utile suggerimento e condividere con voi qualcuno dei nostri trucchetti. Ovviamente, questi sono sistemi che funzionano per noi, non è detto che funzionino anche per voi. La cosa fondamentale è provare. Fate dei tentativi per applicare quanto vi diremo, ma non limitatevi ad un giorno solo. Se scrivete ogni giorno, provateli per almeno una settimana. Poi, se funzionano bene, se non funzionano fate dei tentativi con altri sistemi. Ognuno ha il suo modo di trarre ispirazione e non è detto che i nostri valgano per tutti, anzi, spero vogliate renderci partecipi dei vostri sistemi scrivendoli nei commenti ai post.

Vi consiglio vivamente di iscrivervi ai feed (qui a fianco, cliccate su “Rimani aggiornato! Post”), in modo da essere informati sulla presenza di nuovi argomenti. E ora, iniziamo.

Abbiamo tutti tante storie chiuse nella nostra testa e molte volte decidiamo di renderne partecipe il mondo. Il 90% delle volte, poi, iniziamo, scriviamo dieci o venti pagine e… lasciamo lì, salvo iniziare un’altra storia la settimana dopo. I motivi possono essere i più vari: abbiamo trovato una storia più intrigante (lo auguro a tutti, è il motivo migliore per lasciare un lavoro precedente incompiuto), non abbiamo più tempo, la trama ci pareva non reggere, ci siamo semplicemente stufati. Purtroppo, di solito il motivo per l’inconcludenza è “Non sapevo come partire/continuare/finire.” Siamo qui per fornire qualche idea per evitare tutto questo. Vediamo intanto qualche consiglio generale su ciò che ci può aiutare a concentrarci e produrre.


L’AMBIENTE

Sembrerà ridicolo, ma il luogo in cui scrivete ha dei pesanti effetti su ciò che scrivete.
  1. trovate un luogo tranquillo. Essere continuamente interrotti, sentire rumori fastidiosi o persone che parlano tutto attorno a voi (e le cui parole entrano nella vostra testa, anche se inconsapevolmente, e vi fanno perdere il filo del discorso), non è affatto salutare. Avete bisogno di concentrazione, di calma e di pace. Trovatevi un posto dove avete tutto questo. Non vi occorre molto: un computer o carta e penna, se scrivete alla vecchia maniera. In ogni caso, sono tutte cose trasportabilissime.
  2. trovate un luogo piacevole. Oltre che bello, deve essere un luogo che vi trasmetta qualcosa, di solito pace e calma, ma anche che sia allineato con l’argomento che state sviluppando nel vostro scritto. Ad esempio, quest’agosto ero seduta in giardino verso il tramonto e stavo appunto descrivendo di alcuni personaggi che passeggiavano in un giardino verso il tramonto. Non si tratta di rimettere pari pari ciò che vedete attorno a voi nel libro, si tratta di capire che emozioni vi susciti l’ambiente, rivestirle della vostra fantasia e tradurle in parole. Se fossi stata in piedi nel mezzo di una discarica forse avrei fatto una descrizione valida lo stesso, ma avrei perso moltissimo del senso di pace che l’ambiente mi dava e che dovevo infondere in quelle pagine.
  3. circondatevi di oggetti giusti. Createvi il vostro set personale, non solo lo spazio. Usare sempre la stessa penna, lo stesso bicchiere in cui bevete un’aranciata, ascoltare la stessa musica in sottofondo, vi potrà aiutare a ricreare un ambiente che risulti familiare e in cui sia più facile richiamare l’ispirazione. Se una volta, in una data circostanza, vi siete trovati particolarmente ispirati, ricreate quello stesso ambiente le volte successive. Il nostro cervello è stimolato in moltissimi modi e di solito non sapete cosa vi richiamano alla mente certe situazioni. Vi è mai capitato di guardare una foto e sentire una sensazione di familiarità? Non riuscirete forse mai a capire cosa è scattato nel vostro cervello, ma funziona così. Allo stesso modo, cercate di capire cosa scatena in voi l’ispirazione e vi basterà riproporvi lo stesso ambiente per stimolare al meglio la vostra inventiva.

La prossima volta vedremo qualche informazione utile circa "l'occasione" in cui scrivere! Mi raccomando: fateci sapere quali sono i vostri trucchi!

giovedì 24 settembre 2009

IL NARRATORE - Parte prima

Quando scriviamo un racconto o un romanzo è necessario che qualcuno ci presenti la storia narrata.
Per narratore o voce narrante si intende perciò colui che racconta gli avvenimenti e non deve essere confuso con la persona reale dell’autore.
Sebbene in alcuni casi vi sia una stretta vicinanza tra autore e narratore, capita in altri casi che essi siano due entità distinte (per epoca, genere, cultura, ecc).
Il narratore può essere esterno o interno al racconto.
Nel primo caso chi narra non è un personaggio della storia e si riferisce agli avvenimenti usando la terza persona. Viene anche detto onnisciente, in quanto conosce alla perfezione situazioni presenti, passate e future, nonché la psicologia dei personaggi (cosa pensano, come agiscono, perché agiscono).

ESEMPIO: La ragazza si alzò, si avvicinò alla finestra e sospirò con aria malinconica. Erano diversi giorni che non vedeva il suo amato e ne sentiva profondamente la mancanza.

Nel secondo caso la voce narrante è un personaggio della storia, narra in prima persona gli eventi di cui è protagonista o testimone e non è onnisciente.

ESEMPIO: Mi alzo e mi avvicino alla finestra. Mentre guardo fuori, la mia mente si perde in pensieri malinconici. Perché Luca non si è più fatto sentire? Ho detto o fatto qualcosa che possa averlo irritato?

Il narratore è un artificio letterario, la cui scelta è legata al tipo di storia che si vuole raccontare. Pertanto anche un episodio autobiografico potrà essere raccontato in terza persona, se l’autore vuole prendere le distanze dai fatti e nascondersi dietro la voce narrante esterna.
Talvolta, anche nella narrazione in terza persona si può adottare come punto di vista quello di un personaggio interno alla storia. In questo caso si narreranno le vicende in base a ciò che lui vede, sente o pensa.

Esercizio: Provate a scrivere un testo dal punto di vista di due personaggi diversi, basando la narrazione su quello che vede, sente e prova prima uno e poi l’altro. Mandate pure i vostri componimenti al nostro indirizzo e-mail (titolo del blog senza spazi @gmail.com):
ve li correggeremo e vi daremo i risultati fra una decina di giorni.