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Svolgimento
Dopo un viaggio di un paio di settimane Ferdinand e Giulia erano giunti in una località termale al confine con l’Ungheria. La zona in cui sorgeva lo stabilimento termale era montuosa e il paesaggio era abbastanza aspro, ma c’era anche molto verde che rendeva vario e diseguale il territorio circostante.
“Ricordati che noi ufficialmente siamo qui per motivi di salute, perché io non sono stato bene e, quindi, tu da brava moglie premurosa mi hai accompagnato a fare un ciclo di cure termali.”
“Il problema è che tu non hai affatto l’aria di una persona malata, anzi…”
“Potrei sempre dire che mi sono ristabilito per merito delle terme oppure grazie al fatto che ci siamo appena sposati e che tu sei una moglie devota e attenta alla mia salute…”
Un mese prima, infatti, Giulia aveva finalmente ottenuto il divorzio da Theodore e si era sposata a Londra con Ferdinand.
Il fatto è che, aveva pensato Ferdinand, Giulia non aveva proprio l’aria della moglie devota e rispettosa, al contrario, era una donna che faceva sempre di testa propria e che soprattutto cercava di pensare sempre con la propria testa.
“Preferisco sbagliare da sola che sbagliare per conto terzi.” Aveva detto più d’una volta a Ferdinand.
“Ho passato il confine qui vicino, quando sono fuggito dall’Ungheria nel 1849… non è lontano… ci possiamo arrivare anche a piedi… così, intanto ci facciamo anche un’idea di quanto sia controllato attualmente il confine… mi sembra impossibile, ma da quei giorni del 1849 ormai sono passati quasi vent’anni…”
Giulia aveva immaginato un Ferdinand di appena ventiquattro anni probabilmente più incerto e fragile della persona che lei aveva conosciuto nel 1859, sul fronte della seconda guerra d’indipendenza, costretto a scappare dalla propria patria, per evitare di essere arrestato.
Mentre camminavano per un sentiero di campagna, fingendo di essere due turisti, Giulia e Ferdinand erano stati colti da un temporale. In breve tempo il cielo si era fatto scuro e avevano iniziato a cadere pesanti gocce di pioggia che li avevano colti di sorpresa e minacciavano di inzuppargli in breve tempo tutti i vestiti.
“Accidenti, quanto piove, se ci bagniamo tutti, va a finire che ci ammaliamo davvero!” Aveva esclamato Giulia.
“Vent’anni fa qui vicino c’era una fattoria abbandonata e credo di ricordarmi dov’era, perché ci ho passato un paio di notti, in attesa che gli austriaci smettessero di cercarmi…”
“Se era abbandonata vent’anni fa, chissà in quali condizioni sarà ora…”
“Entriamo, aspettiamo che spiove e torniamo in albergo… non ti chiedo mica di passare lì dentro una notte intera come fui costretto a fare io allora…”
“E va bene… sempre meglio che bagnarsi tutti…”
Ad una svolta della strada, Ferdinand aveva preso per mano Giulia e le aveva detto: “Era questa la fattoria, vedi che non mi ricordavo male…”
“Sì, ma non sembra abbandonata… E se arriva qualcuno e se la prende per la nostra intrusione?”
“Non temere, Giulia, abbiamo davvero l’aria di due turisti bagnati e un po’ sperduti, nessuno potrebbe immaginare qual è il vero motivo per cui siamo qui…”
“Qualcuno ha acceso di recente il camino…”
“Forse è usata come magazzino da qualche contadino della zona.”
Ferdinand aveva smosso le braci che erano ancora rosse sotto la cenere. Il camino aveva le pareti annerite dall’uso e l’insieme della stanza era sembrato a Giulia poco pulito, tanto che dentro di sé si era augurata che il temporale finisse presto, per poter tornare nella sua fresca e pulita camera d’albergo.
“Provo a buttarci sopra delle frasche per vedere se il fuoco riprende, così possiamo mettere i vestiti ad asciugare.”
“Mi vorresti far spogliare?”
“L’idea non mi dispiacerebbe affatto! Ma almeno, se non vuoi spogliarti del tutto, togliti camicia e gonna…”
“Tu mi pare che hai già fatto la tua parte!” Aveva esclamato Giulia, quando Ferdinand si era tolto rapidamente giacca, camicia e pantaloni.
“E se qualcuno ci ha seguiti e ci trovano così?!” Aveva aggiunto Giulia.
“Per organizzare una rivolta, Giulia, bisogna essere prudenti, ma non bisogna tremare ad ogni foglia che si muove, e poi ho sempre questa con me…” L’aveva rassicurata Ferdinand, estraendo una pistola da una tasca interna della giacca.
“Io l’ho sempre pensato che tu sei più un militare che un giornalista!” Aveva osservato Giulia.
“L’ho portata con me per prudenza, ma spero di non doverla usare.” Le aveva risposto Ferdinand, appoggiando la propria pistola sulla mensola del camino.
In quel momento Ferdinand si era accorto che Giulia aveva sbarrato gli occhi.
“C’è qualcosa che non va?” Le aveva chiesto Ferdinand.
“C’è un ragno, un ragno gigantesco sui miei vestiti!” Aveva gridato Giulia.
“Gli devo sparare o ti basta che lo mandi via?” Le aveva risposto in tono scherzoso Ferdinand.
“Smettila di prendermi in giro!” L’aveva rimproverato Giulia.
“Non hai avuto paura dei soldati russi durante la rivolta in Polonia del 1863 e hai paura di un ragno?”
“Non mi fa paura, mi fa schifo!” Si era difesa Giulia.
“Ma ci sono io qui per proteggerti… dalle spie austriache e anche dai ragni…” L’aveva rassicurata Ferdinand, passandole un braccio attorno alla vita e chiudendole la bocca con un bacio.
Giulia aveva alzato gli occhi e, guardandolo, aveva pensato che, nonostante la cicatrice della ferita, rimediata nel 1862, combattendo con Garibaldi, Ferdinand era ancora un uomo attraente… peccato che come la maggior parte degli ungheresi che vivevano in esilio in Italia portasse barba e baffi che secondo lei nascondevano in parte i tratti del suo viso, lasciando emergere solo gli occhi scuri e profondi.
“Sì…” Aveva pensato Giulia: “è vero che gli occhi sono lo specchio di quello che è una persona: i tuoi, infatti, esprimono bene il tuo carattere insieme passionale e riflessivo.”
Oltre ad avere due occhi profondi ed espressivi Ferdinand era piuttosto alto e così Giulia doveva sollevare il viso per baciarlo e a volte per scherzo si metteva sulle punte dei piedi per dimostrargli che non era poi tanto più bassa di lui.
Quando l’aveva visto per la prima volta con la divisa da garibaldino, aveva pensato che il rosso gli donava davvero e gli dava anche un’aria più da eroe di guerra che da giornalista che si limita a raccontare le imprese altrui… adesso che indossava, invece, giacca, pantaloni e camicia aveva più l’aria di un “pacifico” giornalista, se non fosse stato per la prontezza, con cui aveva tirato fuori la pistola, nascosta in una tasca interna della giacca che in caso di pericolo non avrebbe esitato ad usare.
La mattina dopo Giulia e Ferdinand erano tornati in albergo con i vestiti spiegazzati e con la consapevolezza di amarsi ancora, nonostante la situazione politica in cui vivevano avesse rischiato in alcuni momenti di allontanarli e rischiasse ancora di esporli a rischi e pericoli imprevisti.