lunedì 14 novembre 2011

Scrittura creativa - Parte 1.d: Le basi.

Oggi vedremo qualche suggerimento circa la suddivisione in capitoli.

Come spiegavo in un precedente post (questo: link), man mano che programmo la mia storia, la divisione in capitoli mi riesce abbastanza naturale. Ci sono comunque casi e persone per cui questo processo non è altrettanto scontato. Vediamo quindi quali sono i modi più comuni per suddividere in capitoli la vostra storia. Sarà capitato anche a voi: siete nel bel mezzo di un inseguimento, di una battaglia, di una scena di suspense o comunque di un momento importante della trama e non siete ben sicuri di quando sia meglio interrompere l’azione.
Prima di tutto chiariamo subito che non esistono regole stabilite per la suddivisione in capitoli. Mentre la grammatica italiana (e quella di qualsiasi altra lingua) impone dove interrompere le frasi e i paragrafi, da nessuna parte si dice dove interrompere un capitolo. Questo ci dà il vantaggio che possiamo concluderli dove vogliamo… e lo svantaggio che a volte è difficile capire il punto più adatto. Rendiamoci comunque conto che la scelta è squisitamente stilistica, quindi non esiste il punto più giusto, ma solo il momento più giusto per quello che è lo scopo che vorrete ottenere.
Potete avere due approcci diversi: pensare alla suddivisione prima e scrivere poi, o viceversa, scrivere prima e pensare alla suddivisione poi. Nel mio caso, come detto, tendo a suddividere i capitoli già nella mia testa e mi capita di dover pensare a come impostare la struttura solo raramente. Se per voi non è altrettanto facile, potete attenervi ai semplici suggerimenti qui sotto:

1) Dividete lo scritto nel momento di suspense.
Questo capita in molti thriller: il buono entra di notte nel magazzino abbandonato, i suoi passi risuonano sul pavimento sporco, luce bluastra riflessa da un lampione, mette la mano sulla maniglia, un agghiacciante cigolio riempie l’aria e… fine capitolo. -_-‘ Il nervoso… Di sicuro, ci sono buone probabilità che il vostro lettore decida di rimanere a leggere il capitolo seguente per sapere cosa succede. Disgraziatamente, lo scrittore medio è così BASTARDO (sì, avete capito bene, proprio bastardo!) che nel capitolo dopo inizia a parlare di zia Ermengarda che, nella sua casetta in campagna, sta pensando al nipote investigatore e decide di cucinargli una bella crostata ai lamponi. A quel punto non so che faccia il lettore medio. Io maledico l’autore, inizio a scorrere le pagine in avanti e vado a leggermi cosa succede al nostro investigatore. Il lato negativo: mi ritrovo a leggere il libro a salti avanti e indietro per non dover interrompere l’azione. Inoltre, magari, al 16° capitolo di fila che utilizza questa simpaticissima tecnica spacca-co… ahem… mantieni-suspense, mi scoccio così tanto che lascio perdere il libro. Insomma, la suddivisione in capitoli serve anche a fornire al lettore un punto in cui interrompere la lettura (magari alle 2 di notte) e andarsene a dormire senza dover per forza, il giorno dopo, rileggersi le pagine precedenti per ricordarsi dov’era arrivato.
Si capisce che DETESTO questo sistema di usare i capitoli? :-D Quindi il mio consiglio è: usatelo, ma con parsimonia. Come non sopportate quando sul più bello del film parte la pubblicità (o magari vi scrivono “Fine puntata” e vi tocca aspettare un’altra settimana per sapere cosa succede dopo) (le telenovela campano da anni con questi stratagemmi. Eh sì, c’è un motivo per cui la gente le odia!), così non pretendete che i vostri lettori siano contenti nel sentirsi costretti a continuare a leggere ogni volta che finiscono un capitolo. Quindi tenetevi questo metodo per le parti in cui è davvero necessario tenere alta la suspense. Dal mio punto di vista, in un volume di una trentina di capitoli, non dovrebbe capitare più di due o tre volte, magari nella parte finale, la rocambolesca fuga dell’investigatore per sfuggire al colpevole e poi farlo arrestare.

2) Dividete lo scritto nel momento del cambio di scena
Questo è logico. La parte difficile, in caso, sarebbe capire cosa si intende per “cambio di scena”. Proviamo con qualche esempio. State seguendo il vostro investigatore mentre controlla il magazzino abbandonato. Dopo una lunga perlustrazione, esce di lì, parla con gli altri poliziotti e riporta di aver ritrovato delle prove. La scena seguente vede il nostro investigatore che parla con un tecnico negli uffici della scientifica. Ecco: cambio di scena = nuovo capitolo. Poi vogliamo parlare della zia Ermengarda e della sua crostata di lamponi. Cambio di personaggio = nuovo capitolo.
Fin qui è stato facile. Supponiamo ora che dopo 35 pagine di mosse e contromosse, stiamo ancora seguendo le deduzioni del nostro investigatore e iniziamo a chiederci “Ma 35 pagine di capitolo non saranno troppe?”. C’è chi è contrario a questo genere di pensieri perché “l’arte viene prima”. Personalmente ritengo che comunque l’arte vada fruita e se il lettore, dopo 23 pagine, perde il filo causa sonno, non si godrà mai le restanti 12. Dal mio punto di vista, l’inserimento di un’interruzione di capitolo va a tutto beneficio della narrazione. Ricordate, se la scena è unitaria e non ha senso interromperla, non fatelo. Magari però inserite la tipica riga vuota al cambio di scena o di POV (Point of View), che può sempre essere utile per inserire il segnalibro, chiudere il volume e andarsene a dormire. Ma se riuscite a spezzare l’azione, allora consiglio caldamente di evitare di scrivere capitoli immensi di decine e decine di pagine filate (mi vengono alla mente alcune sezioni dei libri di Eco). Di solito, quando avete poco tempo per leggere (la sera, o magari su un mezzo pubblico andando a lavoro), contante quante pagine mancano alla fine del capitolo per vedere se avete il tempo materiale per leggerlo o no, prima di dovervi interrompere. Se il capitolo è troppo lungo, si tende a lasciar perdere. Iniziate quindi a tenere in considerazione queste cose anche mentre scrivete. Molte volte, una buona interruzione di capitolo è la differenza fra far continuare la lettura o abbandonarla.
Riprendendo l’esempio del nostro investigatore, interrogare i 14 testimoni presenti sulla scena del delitto non conta come un “cambio di scena”. Ma magari potreste dividere il capitolo in due parti: prima gli amici e parenti della vittima e poi il personale di servizio del ristorante, oppure prima i presenti in sala da pranzo e poi quelli in cucina, o ancora potreste inserire un diversivo ad hoc, come un collega che gli porta il telefono perché zia Ermengarda lo cerca per chiedergli se per cena gli va bene la crostata di lamponi. Questo vi darà modo di dividere gli interrogatori come “prima” e “dopo” la telefonata.

La cosa che vi chiedo sempre di ricordare, comunque, è che siete, prima che autori, lettori. Domandatevi spesso “se io stessi leggendo questo libro, cosa penserei adesso? Mi darebbe fastidio continuare la lettura? Mi servirebbe una pausa?”. Di solito, funziona! E se proprio avete qualche dubbio amletico, beh, chiedete pure nei commenti, vedremo di fornire un consiglio.

2 commenti:

wereharesburrow ha detto...

L'interruzione a telenovela, che odio! Non me ne parlare O__________O hai avuto una buona idea a trattare questo tema, non se ne sente parlare spesso :D e come al solito ottimi i consigli °U°

PlatinumV ha detto...

Diciamo che ci sono argomenti che generalmente sono un po' bistrattati... anche se, come avrai sicuramente capito, il vero scopo di questo post era parlare delle crostate di zia Ermengarda! :-P
V